Moretti: «Sono pronto alla cella, vado con la schiena dritta. Ma per tutti i manager è un precedente pericoloso»

«Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto».
Mauro Moretti, 73 anni a ottobre, aspetta questo momento da troppo tempo per non essere ormai sufficientemente preparato al peggio. Che nel suo caso è, a questo punto, il carcere.L’ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato dal 2006 a 2014, l’unico il cui nome risuoni ancora (con accenti vari) negli ampi e bui corridoi della sede di Piazza della Croce Rossa, è comunque ormai un condannato in via definitiva.
La Cassazione ieri ha messo la parola fine a una vicenda processuale iniziata il 16 dicembre 2010, quando la Procura di Lucca lo iscrisse nel registro degli indagati per la strage ferroviaria di Viareggio, insieme a 37 altre persone. Il disastro del 29 giugno 2009 in cui perirono 32 persone e oltre cento rimasero ferite, a seguito del deragliamento di un treno merci carico di Gpl, ha indelebilmente segnato un prima e un poi nella vita delle tante famiglie coinvolte.
Ma anche in quella del manager che aveva legato il proprio nome e la propria reputazione all’ammodernamento della rete ferroviaria, proprio sotto il profilo della sicurezza e all’avvio della magica avventura dell’Alta Velocità. Un uomo dal carattere duro e dall’eloquio diretto, tratti che gli hanno procurato non pochi guai.
Non ultimo quello di diventare l’imputato perfetto per un processo che è stato anche assai mediatico. In questi anni in cui le sentenze si sono rincorse, una dopo l’altra, Moretti ha studiato in prima persona il proprio dossier e ora, ascoltandolo, si ha la netta impressione che la sua conclusione sia quella di essere vittima di una palese ingiustizia.
A pesargli, intanto, c’è già la vicenda di Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, costituitosi nel carcere romano di Rebibbia a Roma, nel 2024, per scontare la sua condanna definitiva a quattro anni e due mesi. «Quattro anni di condanna sono il termine oltre il quale si va in carcere - argomenta Moretti - e, guarda caso, i quattro anni sono stati inflitti anche a me». Il suo ragionamento è che per un reato colposo, a un incensurato, come lui, in genere viene data la riduzione di un terzo della pena (anziché soltanto quella di un nono).
Non a lui, che pure quei quattro anni li ha superati avendo rinunciato alle prescrizioni, di cui tutti normalmente si avvalgono. Anche questo gesto, secondo l’ex manager, avrebbe dovuto essere considerato. «Invece no.
La Procura ha chiesto di lasciare tutto così». Ma ciò che più lo agita è che la sentenza che lo ha condannato ponga un principio a suo avviso mostruoso, quello secondo cui seguire le regole non basta: per essere assolto da quella responsabilità oggettiva che lo ha inchiodato, avrebbe dovuto derogare alle leggi in base a un diritto «positivo», a propria volta basato sul principio del «neminem ledere» (non danneggiare nessuno, ndr).
In pratica avrebbe dovuto accorgersi, in base alla propria esperienza, che le norme in vigore non garantivano più la sicurezza e per questo avrebbe dovuto violarle, chiedendo alcuni documenti alla ditta proprietaria del mezzo che ha deragliato, provocando l’incidente. «Quando l’ho spiegato ad altri amministratori delegati si sono messi le mani nei capelli, perché questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager». Per Moretti dunque si aprono le porte del carcere. «Vado anche se ho 72 anni.
E senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo».Pochi sanno che Moretti in questi mesi ha già maturato un’esperienza in carcere come special advisor del Cnel.
Un incarico a titolo gratuito che lo ha portato a sviluppare progetti di recupero per i detenuti, come quelli di Secondigliano. L’iniziativa si chiama «Recidiva zero» e consiste in progetti di formazione dei carcerati ritagliati in base alle richieste di manodopera avanzate da imprese coinvolte nel progetto. «Mi rendo utile.
Se restassi con le mani in mano impazzirei».
Information from Corriere della Sera. Edited by: Noticias Today.
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